ESERCIZI PROPRIOCETTIVI.

Da piccolo, camminavo in punta di piedi. No, non nel senso di “in modo discreto così da non recare disturbo”. Camminavo in punta di piedi perché avevo ereditato da mio padre due belle caviglie tutt’altro che mobili. Però ero velocissimo e scattante! Cosa ancora più simpatica, consumavo la suola delle scarpe solo per metà. Al mare, non avevo alcun problema a mettere le infradito di mia sorella più piccola, tanto… mi bastava infilare le dita!

Poi ho scoperto la propriocezione.

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione di ogni singola parte del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista.

Quando il bambino saputello solleva il braccio con il dito alto sopra la testa, il suo corpo lo percepisce senza bisogno di guardarlo (propriocezione cosciente).

Andiamo avanti. Quando camminiamo, sentiamo l’ambiente che ci circonda, ma non pensiamo ai singoli muscoli che si muovono, alla postura da tenere e all’ equilibrio da mantenere. Non avvertiamo, se non siamo allenati a farlo, che il sampietrino per strada è leggermente sollevato… per questo ci ritroviamo a terra imprecando.

Tutte queste attività sono incoscienti perché sono eseguite in automatico dal nostro corpo (archeo-propriocezione incosciente).

Gli esercizi propriocettivi sono molto sottovalutati eppure dovrebbero essere alla base di ogni allenamento. Come ripeto sempre a chi si allena con me: “Se la struttura anatomica non è perfettamente regolata, perché sovraccaricarla rischiando solo di peggiorare la situazione?”.

Quante ginocchia ho visto rovinate da uno squat eseguito male…

E fossero solo gli esercizi con sovraccarichi! Anche la signora Maria che macina chilometri al parco o si dimena a lezione di aerobica, saltellando sul suo ginocchio valgo… Mi sembra di sentire gli ululati in lontananza.

Eppure, se sono riuscito io a scendere dalle punte vuol dire che: “Basta poco! Che ce vo’?!”.

Tra l’altro, gli attrezzi per eseguire gli esercizi propriocettivi sono fighissimi!

Tavolette, cuscini (che massaggiano pure i piedi mentre ti alleni!) palline, fit ball e soprattutto lui: il BOSU.

Il Bosu è la mia passione. Si tratta di quella semisfera morbida, montata su di un pannello piatto.

Permette oltre che un lavoro propriocettivo anche un’attività aerobica ad alto livello come quella eseguita sullo step, senza il rischio di incorrere nei microtraumi dovuti alla ripetizione dei passi su di una superficie rigida. Gli esercizi possono essere svolti in piedi, supini sulla parte convessa del Bosu per allenare ad esempio gli addominali, proni con le braccia sulla parte molle (non tua! Del bosu!) per allenare la parte alta del corpo. Anche integrando con gli attrezzi.

Lo stimolo costante a cercare di percepire il proprio corpo permette di migliorarne ampiamente la funzionalità.

Dopo la televendita del bosu, l’ultima breve analisi (…lo so, lo so, mi dilungo sempre troppo!). Momento saputello finale.

Dove si trovano i recettori propriocettivi che dobbiamo risvegliare?

La risposta è: praticamente ovunque!

I principali sono:

Fusi neuromuscolari che misurano la variazione di lunghezza di un muscolo;

Organo tendineo del Golgi che è posto in corrispondenza della giunzione muscolo-tendinea ed è sensibile alle variazioni di tensione;

Sensore capsula articolare che consente di percepire lo spostamento, o più specificatamente la posizione di uno o più segmenti ossei rispetto a un altro;

Recettori vestibolari, situati nell’orecchio interno;

Corpuscolo di Ruffini, presente a livello cutaneo e delle capsule articolari, sensibile a stimoli pressori e tattili prolungati e intensi;

Infine, il Corpuscolo di Pacini, presente a livello cutaneo profondo e sensibile alle vibrazioni.

 

Se sei ancora sveglio… ti lascio con il mio solito consiglio: lavora sulla postura, i dolori spariranno e il tono muscolare… verrà da se.

Buon divertimento!

 

Riccardo. Il TUO Personal Trainer.

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2018-01-25T11:22:19+00:00